Avanzi delle feste: 10 regole ISS per non rischiare a tavola

Aurora Savoca
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L’Istituto Superiore di Sanità lancia l’allarme sul cibo post-natalizio: ecco come conservare e riscaldare le pietanze per evitare intossicazioni.

Archiviati i grandi pranzi di Natale, Capodanno ed Epifania, nelle case degli italiani si ripete ogni anno una scena classica: frigoriferi che faticano a chiudersi e dispense colme di contenitori. La gestione del “day after” culinario è una vera e propria sfida domestica che si gioca su un doppio binario: da un lato c’è la sacrosanta necessità etica ed economica di non sprecare cibo prezioso, dall’altro c’è l’imperativo di tutelare la salute di tutta la famiglia. Spesso, infatti, si sottovaluta che le pietanze cotte, se non trattate con le dovute accortezze, possono trasformarsi in poche ore in un terreno fertile per la proliferazione batterica, causando disturbi gastrointestinali che vanno dal semplice malessere a vere e proprie intossicazioni alimentari. Per fare chiarezza su questo tema delicato è sceso in campo direttamente l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), attraverso le raccomandazioni del progetto SAC, coordinato dalla dottoressa Antonella Maugliani. L’obiettivo è fornire ai cittadini una bussola affidabile per orientarsi tra i ripiani del frigo ed evitare errori banali ma potenzialmente pericolosi.

Il primo nemico da combattere è la temperatura ambiente. Un errore comune, commesso spesso in buona fede durante le lunghe chiacchierate a tavola, è quello di lasciare il cibo fuori dal frigorifero per troppo tempo. L’ISS è categorico su questo punto: le pietanze, una volta terminato il pasto, devono essere riposte al fresco entro un massimo di due ore dalla preparazione. Lasciare un arrosto o una pasta al forno sul tavolo della cucina per tutto il pomeriggio significa esporli alla cosiddetta “zona di pericolo”, quell’intervallo termico in cui i batteri si moltiplicano a velocità esponenziale. Se il cibo è ancora caldo, non va messo in frigo bollente per non alzare la temperatura interna dell’elettrodomestico, ma va raffreddato rapidamente, magari immergendo il contenitore in acqua fredda o ghiaccio, e poi subito stoccato.

A proposito di contenitori, anche la scelta del “dove” conservare il cibo è cruciale. È fondamentale abbandonare l’abitudine di riporre le pentole o le teglie di cottura direttamente in frigorifero. Questi recipienti, spesso in metallo, non garantiscono una chiusura ermetica e possono favorire l’ossidazione o alterare il sapore dei cibi. La regola d’oro impone l’utilizzo di contenitori puliti, igienizzati e dotati di chiusura ermetica, preferibilmente in vetro o plastica alimentare di alta qualità. Inoltre, è necessario separare accuratamente le diverse preparazioni: mischiare cibi cotti con alimenti crudi, o salse diverse nello stesso recipiente, aumenta drasticamente il rischio di contaminazione crociata, compromettendo non solo la sicurezza ma anche le caratteristiche organolettiche, come il sapore e la consistenza.

Un capitolo a parte merita la gestione degli avanzi quando arriva il momento di portarli nuovamente in tavola. Il “riciclo” culinario è un’arte, ma deve seguire regole scientifiche. Quando si decide di consumare un piatto conservato, l’errore più grave è riscaldare l’intera teglia se si ha intenzione di mangiarne solo una parte. Sottoporre gli alimenti a ripetuti cicli di riscaldamento e raffreddamento è una pratica dannosissima che favorisce la crescita microbica. La procedura corretta prevede di prelevare dal contenitore solo la porzione che si intende consumare nell’immediato e riscaldarla ad alta temperatura fino al cuore del prodotto, lasciando il resto in frigorifero senza interrompere la catena del freddo.

Attenzione massima va prestata anche alla durata della conservazione. Il frigorifero non è una macchina del tempo che ferma il degrado biologico, ma lo rallenta soltanto. I cibi cotti non dovrebbero mai sostare tra i ripiani per più di due o tre giorni. Per una conservazione ottimale, è bene posizionarli nelle zone più appropriate del frigo (solitamente i ripiani superiori o centrali per i cotti), tenendoli ben distinti dagli alimenti crudi come carne, pesce o uova, che potrebbero gocciolare o trasferire batteri. Se si prevede di non consumare gli avanzi entro questo breve lasso di tempo, la soluzione migliore è il congelamento immediato. Anche in questo caso, però, serve metodo: meglio suddividere le pietanze in monoporzioni, utilizzando contenitori idonei alle basse temperature e apponendo sempre un’etichetta con la data di congelamento, per avere sempre sotto controllo la “storia” di ciò che mangiamo.

Particolare cautela è richiesta per i piatti più elaborati e ricchi di salse, come la classica insalata russa o le preparazioni a base di creme e uova, onnipresenti nei menu delle feste. Questi alimenti sono estremamente delicati e deperibili: per loro la catena del freddo non deve mai interrompersi. È sconsigliato portarli in tavola, lasciarli a temperatura ambiente per ore e poi rimetterli in frigo più volte. Meglio servire solo la quantità necessaria e lasciare il grosso della preparazione al sicuro nel refrigeratore. Infine, l’ultimo baluardo della sicurezza è l’ispezione sensoriale: prima di consumare qualsiasi avanzo, è doveroso osservarlo attentamente. Presenza di muffe, odori aciduli o anomali, cambiamenti di colore o una consistenza diventata viscida sono segnali inequivocabili di alterazione. In questi casi, la regola è una sola e non ammette deroghe: non assaggiare per verificare, ma gettare via immediatamente. La lotta allo spreco è importante, ma la salute viene sempre al primo posto.

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Aurora Savoca, 22 anni, originaria di Enna e studentessa di Lettere a Firenze. Appassionata di letteratura antica e viaggi in solitaria, ama perdersi tra le pagine dei classici e le vie delle città d'arte
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