L’intesa tra Questura e associazione Co.tu.le.vi punta sulla prevenzione: chi riceve l’ammonimento potrà seguire un percorso di riabilitazione. I dati confermano: crolla la recidiva per chi accetta di curarsi.
Un nuovo tassello si aggiunge alla rete di protezione contro la violenza di genere a Enna, introducendo una strategia che guarda al problema da una prospettiva diversa e complementare: intervenire direttamente su chi commette violenza per evitare che lo faccia ancora. È questo il cuore del “Protocollo Zeus”, siglato questa mattina presso gli uffici di via San Giuseppe dal Questore di Enna, Salvatore Fazzino, e da Aurora Ranno, Presidente dell’Associazione “Co.tu.le.vi” (Contro tutte le violenze).
L’accordo formalizza una collaborazione strategica che consentirà alla Questura di avere un punto di riferimento qualificato per il trattamento degli uomini maltrattanti. Il protocollo, nato a Milano nel 2017 e ormai divenuto una best practice adottata in numerose province italiane, introduce un cambio di paradigma fondamentale nella gestione dei casi di stalking e maltrattamenti in famiglia. Se fino ad oggi l’attenzione era focalizzata quasi esclusivamente sulla tutela e il supporto alla vittima, il progetto Zeus pone al centro anche la figura dell’aggressore, offrendogli un’opportunità di recupero prima che la situazione degeneri in reati più gravi.
L’efficacia di questo strumento è supportata dai numeri raccolti negli ultimi anni sul territorio nazionale. L’esperienza ha fatto emergere un dato inequivocabile: i soggetti destinatari di un provvedimento di ammonimento del Questore che accettano volontariamente di sottoporsi a un progetto di cura specifico tendono a non reiterare i comportamenti violenti. Si spezza, di fatto, la spirale dell’aggressività.
A Enna, l’attuazione del protocollo permetterà di mettere in campo strategie di contrasto e prevenzione mirate. Gli uomini ammoniti verranno indirizzati verso percorsi trattamentali integrati, gestiti da un’equipe multidisciplinare di alto profilo. Non si tratterà di semplici colloqui, ma di un lavoro profondo condotto da criminologi, avvocati, psicoterapeuti, educatori e mediatori, figure professionali capaci di lavorare sulle cause scatenanti della violenza e sulla gestione della rabbia.
Con la firma odierna viene condiviso uno strumento fondamentale per costruire una risposta istituzionale integrata ed efficace. L’obiettivo finale non è solo sanzionare, ma favorire la responsabilizzazione degli uomini maltrattanti, rafforzando la prevenzione attraverso una rete territoriale qualificata che protegge le donne curando, ove possibile, chi rischia di diventare il loro carnefice.
