Sentenza favorevole per i proprietari dei terreni in contrada Mongimino: l’Ente ha 120 giorni per pagare o restituire le aree occupate negli anni ’90.
Si chiude con una “stangata” per l’amministrazione locale una vicenda burocratica che si trascinava stancamente dai primi anni Novanta. Il Tribunale Amministrativo Regionale (sezione di Catania) ha condannato il Comune di Gagliano Castelferrato per il silenzio serbato su una complessa storia di espropri mai conclusi. Al centro della disputa ci sono i terreni di contrada Mongimino, l’area dove oggi sorge la zona artigianale, occupati per decenni senza che i legittimi proprietari vedessero mai il decreto definitivo di esproprio.
I giudici amministrativi hanno accolto in pieno il ricorso di un gruppo di comproprietari, stabilendo che il Comune non può più tacere: deve decidere se acquisire formalmente i beni (pagando il dovuto) o restituirli.
La storia è emblematica delle lungaggini della pubblica amministrazione siciliana. I terreni erano stati occupati oltre trent’anni fa per costruire le opere di urbanizzazione e i lotti per le imprese. Tuttavia, la procedura non è mai arrivata al traguardo formale, lasciando di fatto il Comune in una situazione di occupazione “sine titulo” (senza titolo legale).
Stanchi dell’inerzia, nel luglio 2024 i proprietari avevano inviato una diffida formale, chiedendo l’applicazione dell’articolo 42-bis (la cosiddetta acquisizione sanante) o la restituzione dei fondi. Di fronte al mancato riscontro ufficiale dell’Ente, è scattato il ricorso.
Il Comune di Gagliano aveva provato a difendersi sostenendo di aver risolto la questione con una semplice determina dirigenziale dell’ottobre 2025. Una tesi che il Tar ha respinto con fermezza. Secondo la sentenza pronunciata lo scorso 19 novembre, le decisioni che riguardano il patrimonio immobiliare dell’Ente sono una prerogativa esclusiva del Consiglio Comunale. Non basta un atto tecnico degli uffici: serve una volontà politica chiara espressa in aula.
Ora scatta l’ultimatum. Il Tar ha ordinato all’amministrazione di concludere il procedimento entro 120 giorni. Due le strade percorribili: Procedere con l’acquisizione sanante, liquidando ai proprietari il valore venale del bene e il risarcimento del danno e Restituire i terreni, pagando l’indennità per il periodo di occupazione illegittima.
Se il Comune dovesse continuare a tacere, il Tribunale ha già nominato un Commissario ad acta (individuato nel Segretario generale del Comune di Enna) che interverrà al posto dell’amministrazione inadempiente. Le spese legali, intanto, saranno a carico delle casse comunali.
