Piazza Armerina – La Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Enna ha ottenuto il via libera del Ministero dell’Interno per predisporre il progetto di restauro della chiesa di San Giovanni Evangelista. La programmazione economica prevede circa 2 milioni di euro, destinati alla messa in sicurezza, al recupero strutturale e alla valorizzazione del complesso, tra i capolavori dell’architettura sacra della Città dei Mosaici.
L’edificio, fondato in età medievale (XIV secolo) e appartenuto alle monache benedettine, ha conosciuto importanti trasformazioni tra XVI e XVIII secolo. A partire dagli anni Venti del Settecento, grazie a una donazione e all’impulso dell’allora abadessa, suor Angela Cremona, la chiesa fu ridecorata con cicli pittorici e apparati barocchi. Oggi l’aula conserva una sontuosa decorazione a fresco di scuola borremansiana: il “fiammingo” Guglielmo Borremans e la sua bottega rivestirono pareti e volta con una pittura murale di grande eleganza compositiva e ricchezza cromatica, vero marchio della stagione barocca in Sicilia.
Di particolare rilievo anche la monumentale cantoria in marmi policromi, dorata e scenografica, che fronteggia l’altare maggiore: un unicum che intreccia arti plastiche e architettura, cuore visivo dell’intero impianto liturgico. Il progetto di restauro punterà a consolidare strutture e superfici, a risanare intonaci e apparati decorativi e a migliorare l’efficienza energetica e l’accessibilità, nel rispetto delle norme di tutela e dell’identità storica del luogo.
La Soprintendenza di Enna, in qualità di organo tecnico-scientifico del Ministero dell’Interno per gli edifici del Fondo Edifici di Culto, ha coordinato in questi mesi gli atti necessari al finanziamento. Parallelamente, sempre a Piazza Armerina, sono in corso interventi di restauro e messa in sicurezza su altri beni FEC finanziati con risorse PNRR: le chiese di San Francesco d’Assisi, San Pietro, Santa Maria delle Grazie e Sant’Ignazio di Loyola, per un totale di oltre 3 milioni di euro. Un cantiere diffuso che punta a restituire alla comunità un patrimonio di raro pregio storico-artistico, rendendolo più fruibile e sostenibile.
