Duro affondo dell’associazione dei proprietari: “Colpiti gli affitti brevi e i centri storici, a Enna e provincia svanisce il sogno universitario”.
Un giudizio senza appello, che descrive una manovra economica povera di visione e punitiva nei confronti di uno dei pilastri fondamentali dell’economia e della cultura italiana: il mattone. L’UPPI (Unione Piccoli Proprietari Immobiliari) di Enna lancia un duro atto di accusa contro la Legge di Bilancio 2026, definendola un provvedimento che “umilia la casa degli italiani” e che rischia di avere ripercussioni devastanti sul tessuto economico della provincia ennese. Secondo l’analisi dettagliata fornita dall’associazione, il Governo sembra aver dimenticato la centralità dell’agenda abitativa, concentrandosi piuttosto su una crociata contro gli affitti brevi, erroneamente indicati come unici responsabili dell’overtourism, senza però offrire soluzioni concrete per l’emergenza affitti e il caro casa.
Scorrendo il testo della manovra, l’UPPI evidenzia una lunga lista di assenze ingiustificate che pesano come macigni sul futuro del settore. Non vi è traccia di iniziative volte a incentivare le locazioni residenziali a lungo termine, né misure per contrastare l’emergenza abitativa che affligge molte famiglie. Mancano all’appello gli incentivi per le ristrutturazioni finalizzate a immettere sul mercato immobili a canone concordato, così come sono spariti i sostegni per l’efficientamento energetico, tema cruciale per la transizione ecologica. Particolarmente grave, in una città come Enna che punta a consolidare la sua vocazione universitaria, è l’assenza di aiuti per contrastare il caro affitti per gli studenti fuori sede. L’unica nota parzialmente positiva riguarda la proroga al 2026 delle detrazioni per le ristrutturazioni edilizie con le aliquote del 2025, un provvedimento che però nasce già “zoppo” poiché penalizza le seconde case, ovvero proprio quegli immobili che solitamente vengono ristrutturati per essere messi a reddito.
Il vero nodo critico, tuttavia, riguarda la stretta sugli affitti brevi. La Legge di Bilancio 2026 introduce una modifica sostanziale che abbassa drasticamente la soglia per essere considerati imprenditori: se fino ad oggi il limite era fissato a cinque appartamenti, il nuovo regime impone l’apertura della Partita IVA e l’assoggettamento al reddito d’impresa già a partire dalla terza casa affittata per periodi brevi. Una scelta che l’UPPI definisce miope e burocratica, destinata a creare enormi problemi a categorie come dipendenti pubblici e liberi professionisti, per i quali l’attività imprenditoriale è spesso incompatibile per legge o deontologia. Il risultato di voler trasformare forzatamente un piccolo proprietario in un imprenditore sarà, secondo l’associazione, un vero fallimento: si otterrà meno turismo diffuso nelle zone che ne hanno più bisogno, una riduzione del reddito familiare per molti cittadini, un aumento delle case lasciate vuote e, inevitabilmente, una recrudescenza del mercato sommerso.
Le ricadute di queste scelte nazionali rischiano di essere amplificate nel contesto della provincia di Enna. Città d’arte e cultura come il capoluogo, ma anche Piazza Armerina, Aidone e Nicosia, soffrono storicamente di una carenza di grandi strutture alberghiere e hanno costruito la propria offerta turistica proprio sul modello dell’accoglienza diffusa. I piccoli appartamenti e le case vacanza permettono ai visitatori di vivere gli usi e i costumi delle piccole realtà locali, sostenendo un’economia circolare che ora viene messa a repentaglio. Ancora più doloroso per il territorio è il taglio della tassazione agevolata per le riqualificazioni degli immobili nei centri storici. Enna Alta, che versa in condizioni complesse e necessita di un profondo restyling per adeguarsi agli standard di una vera città universitaria, vede allontanarsi la possibilità di recuperare il suo patrimonio edilizio vetusto. Colpire il sogno della casa significa, per l’UPPI, favorire le grandi lobby a discapito dei piccoli risparmiatori e del futuro dei borghi siciliani.
